LA STORIA DELL’ASILO DI BRENDOLA DA VILLA FERRARI A VILLA PIOVENE

INIZIO DI UNA STORIA
Asilo d’infanzia: Istituto prescolastico che si propone di promuovere lo sviluppo fisico ed intellettuale dei fanciulli dai tre ai sei anni.
Le prime istituzioni per l’infanzia non furono vere e proprie scuole, bensì le cosiddette ” sale di custodia “, che a partire dalla seconda metà del Settecento sorsero in Francia per poi propagarsi un po’ ovunque nel vecchio continente, Italia compresa. Erano queste delle istituzioni promosse dall’impegno religioso e sociale di privati facoltosi. Funzionavano come opere assistenziali e di carità il cui unico scopo fu quello di dare quotidiano ricovero e nutrimento ai tanti bambini privi di assistenza familiare.
Le prime scuole infantili degne di questo nome nacquero in Europa ad Ottocento inoltrato. Così, nel 1816, l’inglese Robert Owen apri una Infant’s school nel centro industriale di New Lanark in Scozia. Nel 1840, in un contesto culturale e sociale diverso, in Germania, ad opera di Friedrich FROEBEL, nasce il Kindergarten .
Le scuole avviate da Owen e da Froebel sono state le esperienze campioni nell’universo europeo, le due direttrici di fondo su cui si orienteranno e su cui si modelleranno la pedagogia infantile e le sue speculari istituzioni scolastiche degli altri paesi.
In Italia il primo asilo infantile, di natura privata ed a pagamento, è fondato sul finire del 1828 a Cremona da don Ferrante Aport, il quale tre anni più tardi, e sempre nella stessa città padana, ne inaugura un altro, gratuito, ove si raccolgono bambini poveri dai tre ai sei anni che sono bisognosi di assistenza e privi di conforto affettivo ed educativo.
Nella scuola infantile dell’Aport i bambini vengono istruiti ininterrottamente dalla mattina alla sera per tutto l’anno scolastico, ad esclusione dei giorni festivi, da due maestri, uno con turno antimeridiano l’altro con turno pomeridiano. L’istruzione che in esso si impartisce consiste nei principi elementari della religione e della morale, nelle preghiere usate comunemente nelle liturgie, nel leggere, nello scrivere, nell’aritmetica, in alcuni fatti storici sacri, nella denominazione di alcune parti del corpo, degli oggetti e del vestiario, degli oggetti adoperati in agricoltura e nelle arti, nel canto ed in esercizi fisici convenienti per l’età dopo il pasto e le lezioni.
Nel 1840 gli asili aportiani raggiunsero il numero di 114 con 16.000 bambini frequentanti. La spinta alla diffusione venne dall’impegno filantropico e dal proselitismo cattolico, dalla carità cristiana dei cittadini ed in seguito dalla società civile e nobile.
Dopo l’unità d’Italia fino ai primi del Novecento rimase in vigore la legge Casati del 1859, estesa a tutto il regno. Dal 1861 al 1900 gli asili erano cresciuti da quasi 1.700 a poco meno di 3.300 e gli alunni erano passati da oltre 70.000 a 320.000 ed in percentuale dal 4% al 14% dei bambini dai tre ai sei anni.
Nel 1904 nasce l’unione nazionale educatrici dell’infanzia e nel 1914 nasce la Scuola Pratica Magistrale per le educatrici dell’infanzia in cui si insegnano lingua italiana, pedagogia, igiene dell’infanzia, della casa e dell’asilo, scienze naturali, aritmetica, geometria e computisteria, disegno, lavoro manuale, canto educazione fisica e dove si dedica molto tempo al tirocinio pratico.
Nel 1914 il ministro Luigi Credaro emanò le istruzioni, programmi ed orari per gli asili infantili ed i giardini d’infanzia. In questi tempi la necessità di asili d’infanzia fu sostenuta da numerosi pedagogisti, fra cui l’italiana Montessori. Maria Montessori, pedagogista nata ad Ancona nel 1870, laureata in medicina, assistente alla clinica psichiatrica di Roma, si occupò dell’educazione dei bambini frenastenici ( poco intelligenti ). Da questa esperienza pervenne ad approfondire il problema educativo e ciò la portò ad un nuovo metodo che applicò ai bambini normali con brillanti risultati. La prima casa dei bambini fu fondata a Roma nel 1907 e da allora le sue idee si diffusero in tutta Italia ed all’estero trovando applicazione anche nelle scuole pubbliche. Il metodo Montessori ha come premessa fondamentale il principio che la scuola deve essere funzionale alle esigenze psicologiche e biologiche del bambino. Deve quindi svolgersi in un ambiente adatto, con un insegnante che sappia dirigere l’attività rispettando l’autonomia del bambino, con materiale didattico adeguato. Tale metodo di gioco – lavoro, oltre a dare una maggiore sicurezza ed indipendenza al bambino, permette l’apprendimento della scrittura e della lettura già nel periodo dell’istruzione prescolastica.
In Italia l’organizzazione degli asili ricevette stabile regolamentazione con la riforma Gentile (1923) che li trasformò in scuole materne. Solo sul finire del ventennio fascista Giuseppe Bottai nel 1939 promulgò la Carta della Scuola, in cui la scuola materna sarebbe stata divisa in bienni, con l’introduzione dell’obbligo per il secondo, definito fase pre – elementare. La riforma non fu mai attuata a causa della guerra che vanificò il progetto.
L’ultima tappa è del 1968 con la legge 444 che decretò la nascita della scuola materna statale : è facoltativa e gratuita, accoglie i bambini nell’età prescolare da tre a sei anni . Si propone fini di educazione, di sviluppo della personalità infantile, di assistenza e di preparazione alla frequenza della scuola dell’obbligo, integrando l’opera della famiglia. Ogni scuola è normalmente composta, in relazione all’età dei bambini, di tre sezioni, le quali non possono avere meno di 15 e più di 30 iscritti e le sezioni non possono comunque superare il numero di nove. La scuola resta aperta per un periodo non inferiore a 10 mesi all’anno, ha un orario giornaliero non inferiore alle 7 ore e gli oneri per l’edilizia, l’attrezzatura, l’arredamento e il materiale di gioco sono a carico dello Stato. Gravame comunale è invece il disporre l’area per l’edificazione della scuola insieme alle spese per la manutenzione, il riscaldamento e la custodia. Tutti gli operatori devono possedere una adeguata qualificazione ed i titoli specifici per lo svolgimento del proprio ruolo. La scuola materna viene ad assumere così una funzione sociale primaria.

LA STORIA CONTINUA
La storia degli asili e della scuola materna è recentissima, come abbiamo documentato nelle righe precedenti. Quando facciamo l’esperienza di lasciare all’asilo per la prima volta nostro figlio pensiamo che da sempre questa sia la consuetudine e la regola, dagli albori della storia umana, dimenticando che tante realtà hanno veramente inizio da pochi decenni e sono solo ancora in fase sperimentale.
Infatti il panorama delle risorse e dei processi educativi ha subito negli ultimi anni modificazioni profonde. L’eterogeneità e l’articolazione della domanda e dell’offerta formativa, scolastica ed extra scolastica, hanno infatti delineato un mutamento verso il consolidarsi di una molteplicità di agenzie, di contesti, di attori. Si sta delineando un POLICENTRISMO educativo rappresentato da Tv, scuola, corsi, enti sportivi ed istituzioni private. Ricordare la scuola di una volta, intesa come edificio e come popolazione frequentante, è abbastanza facile per chi “c’era”. Attualmente, la conoscenza del passato recente è limitata ormai ai nonni ed ai bisnonni, i sopravvissuti di un’epoca, che le situazioni familiari e sociali, oggi totalmente diversi, hanno in fretta dimenticato ed accantonato. I nostri ragazzi trascorrono le giornate in un edificio riscaldato, in aule che rispondono a moderni criteri igienici e logistici, adeguatamente attrezzate di sussidi didattici che facilitano l’apprendimento e la formazione. Sono ragazzi le cui esperienze superano i confini limitati dell’ambiente in cui vivono, ricco di stimolazioni e motivazioni, per giungere a conoscere territori e realtà diverse. Vanno al mare, in montagna, viaggiano addirittura in aereo. In ogni caso anche i più sprovveduti attraverso la televisione sono giunti in terre lontane ed a vedere cose uniche. Il discorso della corte e della contrada, il viaggio fino a Monte Berico in settembre, a piedi o sul carro, seduti con i piedi a penzoloni, è una realtà sconosciuta. L’ambiente esclusivamente agricolo è totalmente trasformato in area industriale, con discreta diffusione del benessere e della proprietà. Un tempo chi aveva un lavoro dipendente presso i grossi proprietari terrieri era considerato fortunato perché poteva comperare qualcosa ed essere sicuro del pasto. Dai registri dell’epoca, in cui si annotavano le condizioni socioeconomiche, si può constatare che la maggior parte delle famiglie portavano la dicitura “povere”. Le condizioni degli ambienti e quelle igienico – sanitarie, erano a dir poco precarie e rispecchiavano la situazione generale del paese. A conferma uno dei capisaldi dei programmi della scuola materna era l’acquisizione da parte dei bambini di norme per la pulizia personale e per l’ordine della persona.
Le Suore e le assistenti controllavano quotidianamente le sommarie o spesso nulle “abluzioni” mattutine dei ragazzi e le false dichiarazioni di rapidi lavaggi. In ogni caso il passaggio per la scuola materna era riservato a pochi ed il più delle volte a quanti erano in condizioni di disagio. Non è il caso di parlare di attrezzature e corredo della scuola in quanto esisteva un problema più immediato rappresentato dal riscaldamento dei locali, effettuato tante volte con il pezzo di legna, “stela”, portato da casa da qualcuno più ricco. Da libretto scritto da don F. Cecchin ” Giubileo Parrocchiale” possiamo ricavare che dal 1920, in cui cominciò a funzionare l’opera dell’asilo, fino all’anno 1937, si sono succedute 17 Suore maestre, le superiore Suor Bernardina, Suor Attilia, delle cui cure hanno tratto beneficio oltre 600 bambini con un numero di presenze di 1750.
Al 19 maggio 1937 le famiglie della parrocchia di S. Michele erano 530 e la popolazione era di 3.146 persone.
Per quanto riguarda la realtà attuale invito tutti a visitare l’asilo in via Roma per prendere visione direttamente della situazione . Certamente chi ha dei bambini che frequentano la scuola materna conosce i problemi e le necessità, ma forse un po’ tutti dovremmo preoccuparci di una struttura basilare della formazione del futuro cittadino.

DATI STATISTICI
Diventa necessario ancor di più conoscere, valutare ed analizzare l’intero sistema inteso come strutture, insegnanti, costi, materiale disponibile, di contro alle aspettative ed agli investimenti dei soggetti utilizzatori come bambini, ragazzi, genitori. I dati relativi al quinquennio 1988-93 mostrano che:
– le unità scolastiche sono passate da 28.293 a 27.274
– le sezioni sono passate da 67.804 a 68.249
– gli alunni iscritti sono stabilizzati intorno al 1.569.000 unità (nel 1981 erano 1.805.000).
Tutto questo testimonia una decongestione della scuola materna legata al calo demografico nonostante i tassi di scolarità pre-primaria siano aumentati. Altro dato significativo è la percentuale di coloro che privilegiano la scuola privata per un totale del 46,9%. ( Elaborazione i Censis su dati ISTAT)
A Brendola gli iscritti alla scuola materna negli ultimi anni sono quantificabili in un centinaio circa per anno solare.

TAPPE STORICHE PER BRENDOLA

FONDAZIONE E COSTITUZIONE
Domenica 19 settembre 1920 a Brendola viene inaugurato l’asilo infantile. Sembrava una impresa impossibile ed impensabile per un piccolo paese, ma l’impegno e la costanza di tante persone permisero di realizzare e concretizzare una iniziativa di notevole valore per tutti i cittadini brendolani. In particolare la parrocchia di S. Michele, guidata dall’arciprete don Francesco Cecchin riuscì nell’opera di mettere insieme la bella cifra di 15.000 lire per acquistare villa Ferrari, vicino alla chiesa arcipretale, l’attuale villa Veronese , allora proprietà del vescovo. La villa proprio in questi tempi è ritornata proprietà vescovile, come nel lontano 1920, quando era utilizzata come residenza autunnale dei Vescovi. Non fu impresa facile per quei tempi. Era da poco finita la guerra e rimanevano grandi disagi e tanti morti da piangere. Inoltre tanta parte della popolazione soffriva la fame e stentava a procurarsi il pane. Erano iniziate le lotte tra i proprietari terrieri, i braccianti, gli operai. La lega socialista cresceva giorno per giorno i suoi iscritti ed aderenti. In quel lontano 1919 i socialisti desideravano acquistare l’immobile Ferrari per farne la loro sede o come diceva l’arciprete la loro controchiesa . Don Francesco Cecchin interpellò i signori più facoltosi, ( Rossi, Maffei, Veronese,) senza ottenere quanto sperato per l’acquisto della villa. Cinque parrocchiani Pieropan Francesco, Zonato Giuseppe, Castegnero Antonio, Squaquara Giuseppe, Noro Giuseppe, pur disponendo di modeste finanze e risorse, acquistarono il fabbricato ed i terreni adiacenti pagando in parte con liquidità propria, in parte con prestiti.
Si scatenò una gara di solidarietà ed offerte per recuperare l’edificio ed attrezzarlo alle necessità. Oltre a casa della dottrine e della gioventù la villa fu destinata ad ASILO D’INFANZIA. Riferisce l’arciprete che la gente della campagna non considerò positivamente l’acquisto dell’immobile e contribuì in maniera marginale alle spese. Furono raccolte soltanto duecento lire di contributi sulle 15.000 lire di spesa.
Nonostante queste difficoltà il 19 settembre si inaugurò l’asilo d’infanzia alla presenza dell’avv. Ettore Boeche, che recava anche il saluto dell’on. Galla e la notizia del contributo di tremila lire del governo. Presenziavano anche il commissario regio avv. Peroni e l’ispettore scolastico Galeazzi, i signori Maffei, Pagello e De Bortoli. Prima dell’inaugurazione un corteo di ragazzi e ragazze erano scese fino a Revese per incontrare ed accogliere le suore dorotee, che avrebbero gestito il nuovo asilo.
E’ ben leggibile l’atto notarile del dott. Angelo Beltrame che riportiamo.

In parrocchia non è possibile rintracciare verbali, registri, documenti dell’attività dell’asilo d’infanzia. All’inaugurazione era presente la maestra Maran, che elogiò l’iniziativa con un discorso pomposo. Non mi è dato di sapere di più su tale personaggio, probabilmente noto a quei tempi. La ricerca sulle tappe e sulla gestione dell’asilo non registra novità e documentazione fino al 1935. Erano certamente anni difficili in cui il fascismo tentava con le sue istituzioni e le sue strutture di fare concorrenza alla chiesa e alle associazioni cattoliche. I fasci tentavano di organizzare la gioventù ed i ragazzi fin in tenera età in competizione con la struttura cattolica. L’arciprete aveva già avuto occasione di scontrarsi con i fascisti di Brendola. Il clima politico era abbastanza difficile, ma i progetti dell’arciprete non conoscevano ostacoli.
PRIMO CAMBIAMENTO DI SEDE
Il 27 maggio 1935
Fusari Giovanni, Pillon Roberto, Marchesin Luciano, Beltrame Luigi, Pasetto Giuseppe, Cecchin sac. Francesco
facevano donazione
alla
CHIESA PARROCCHIALE SAN MICHELE DI BRENDOLA
dei seguenti immobili, del valore di 30.000 lire, situati in zona Cerro :
Mapp. N° 22 di are 6. 24
Casa di piani tre, vani sette
Mapp. N° 23 di are 2. 37
Mapp. N° 24 di are 26. 07

L’acquisizione di tale proprietà forniva la possibilità di trasferire l’asilo da Villa Ferrari al Cerro. Per capire la nuova sistemazione bisogna conoscere la struttura e il luogo menzionati nella donazione. Tenterò di fornire delle informazioni, anche in questo caso, dopo aver riportato di seguito l’atto notarile del notaio Zampieri dott. Giuseppe.

 

La relazione di stima allegata all’atto notarile descrive la proprietà. Al mapp. N° 22 corrispondeva un fabbricato sito in Piazzetta Cerro composto di due corpi di fabbrica: il primo adibito ad uso FARMACIA ed abitazione, il secondo ad uso rurale. Il primo corpo di fabbrica comprendeva al piano terra sei locali : ingresso, retrofarmacia, farmacia, salotto, tinello e cucina e al primo piano cinque stanze: 3 camere, due ripostigli e servizio igienico. Si aggiungeva un sottotetto ad uso granaio e ripostiglio. Al piano terra i pavimenti erano in cotto e gli intonaci in malta dipinta con soffitti, in arella e malta nell’ingresso e nel retrofarmacia, in travi e tavole da solaio per il rimanente. I piani erano collegati da due scale : una in pietra ed una in legno. Adiacente al 1° corpo esisteva un porticato con pavimento acciottolato.
Il secondo corpo di fabbrica ad uso rurale comprendeva: cantina, fienile, legnaia, ripostiglio e stalla con sopra piccolo vano sottotetto.
Al mapp. N° 23 corrispondeva un giardino e al mapp. N°24 un terreno di media qualità coltivato ad orto.
Tutto il complesso, ex villino Cita, descritto dal Morsolin, veniva ad essere proprietà della parrocchia di S. Michele e verrà utilizzato come asilo d’infanzia e opera parrocchiale fino al 1965.
L’atto notarile di donazione redatto nel 1935 in realtà era la conclusione di una trattativa a carattere privato condotta a partire dal 1927 e conclusasi il 10 gennaio 1928 con atti del notaio Co. Franco e gli uffici professionali dell’avvocato Beltrame – Pomè. Il contratto comportava l’acquisto di tutta la proprietà Ing. Dalla Valle per la somma di 120 mila lire. L’acquisizione era legata alla erigenda Chiesa al Cerro e prevedeva un ulteriore allargamento ed acquisto del terreno limitrofo della Signora Cia – Salviati – Pigatti. Nonostante abboccamenti, colloqui, dichiarazioni di personaggi di rilievo, lettere del Conte Pagello presidente della commissione pro Chiesa, interventi presso il podestà e l’interessamento di Mons. Domenico Bortolan la signora Cia – Salviati – Pigatti non cede un palmo di terra.In pratica da già da anni erano già iniziate le battaglie tra la parrocchia di S. Michele e la frazione Vò, che lamentava continuamente la distanza e le difficoltà a raggiungere la chiesa parrocchiale e i relativi servizi. In occasione della seconda visita Pastorale del Vescovo, dalla venuta di Don Francesco Cecchin, viene Benedetta

LA SECONDA SEDE DELL’ASILO AL CERRO
Il parroco commentava: “Al Cerro per la maggior frequenza e comodità dei bambini di tutto il paese. Anche la beata innocenza della contrada Vò ascende in stormo garrulo ed amabile, per unirsi agli altri fratelli di sangue e di battesimo in una bella, numerosa innocente famiglia, ove le cure maternamente cristiane delle Suore Dorotee, sorelle della nostra celeste Suor Bertilla, vanno formando, per letizia ai genitori e per gloria di Dio la trepida infanzia.”
Don Francesco Cecchin era arrivato a Brendola il 29 Maggio 1912. Fin dagli inizi l’arciprete aveva iniziato la sua campagna per portare il centro religioso e parrocchiale al Cerro, idea e progetto coltivati fino all’ultimo giorno della sua vita.

SEDE ATTUALE
In data 30 aprile 1964 compare un preliminare di vendita del fabbricato al Cerro, stipulato con il Comune di Brendola. L’amministrazione comunale di Brendola acquisisce il terreno fino a 4 mt di distanza dalla Chiesa Incompiuta per un totale di 1.656 mt al prezzo di 1.656.000 lire ed i due fabbricati per un valore di lire 4.428.000. L’area sarà recintata ed adibita a piazza comunale.
L’asilo si trasferisce nella nuova sede, dove si trova ancora oggi, in via Roma.
La nuova sede dell’asilo d’infanzia viene trasferita nella villa CAPPELLARI – PIOVENE – SARTORI – ZANUSO – TASSONI – GIACOMETTI – GIROTTO – CHIESA PARROCCHIALE S. MICHELE.
Cosi scriveva il parroco don Ermenegildo Mantese al Vescovo di Vicenza: ” il problema che da tempo assilla la parrocchia di Brendola è la sede dell’asilo. La sede attuale è vecchia, di capienza limitata, continuamente disturbata dal traffico. Inoltre il comune abbisogna di spazio per parcheggio a servizio degli uffici e la Provincia desidera allargare la sede stradale. Sono queste ragioni che ci spingono ad accettare l’offerta del Sig. Girotto Giuseppe, ex sindaco di Brendola, di una parte della ex Villa Piovene, situata in una incantevole posizione, sempre al centro del paese e comoda alla parrocchia. L’edificio composto di 3 piani e 19 vani con annessi 4.000 potrebbe diventare di proprietà della parrocchia per la cifra di 10 milioni, soldi reperibili con la vendita al comune del fabbricato situato al Cerro.” Queste righe di don E. Mantese facevano parte della richiesta di autorizzazione ad acquisire il complesso della villa. Ad onor del vero bisogna aggiungere che tutta l’operazione subì dei ritardi ed un annullamento dell’atto di compravendita in seguito alla mancanza approvazione da parte della Sovraintendenza ai Monumenti medievali e moderni di Venezia. Infatti la Villa era soggetta alla legge 1 giugno 1939 n° 1089 sulla tutela delle cose di interesse storico ed artistico come da provvedimenti ministeriali 19/6/1960, notificato alla parte interessata il 9/6/1960, trascritto alla conservatoria dei Registri Immobiliari di Vicenza, il 24/6/1960 al n° 4135 e 3491 , e soggetto alla legge 6/3/1958 n° 243 sulla ” Costituzione di un Ente per le Ville Venete”. Anche in questo caso le trattative e gli accordi non sono semplici e lineari. Le intenzioni sono buone, ma incontrano ostacoli imprevisti e non preventivati. L’acquisto e la successiva donazione vengono bloccati dalla sovraintendenza ai Monumenti Medioevali e Moderni di Venezia.
La missiva di tale istituzione aveva per oggetto: “Passaggio di proprietà ed abusivo tracciamento lottizzazione e costruzione strada su terreno adiacente la villa”. Poiché sia la Villa che le sue adiacenze ed il terreno antistante sono vincolati ai sensi della legge 1/6/39 le opere in corso, non avendo avuto la necessaria autorizzazione di questa sovraintendenza, sono del tutto abusive.
Si inibisce con la presente la prosecuzione di qualsiasi lavoro e l’attuazione di nuove opere e si invitano gli interessati a provvedere alle dovute autorizzazioni ed approvazioni.
20 Agosto 1963.
Ricompare un nuovo atto notarile a conferma dell’avvenuto passaggio di proprietà che allego.

ATTO COSTITUTIVO DI ASSOCIAZIONE

Oggi 14 ottobre 1974 in Brendola, via Roma n° 10, in un locale della scuola materna si costituiscono innanzi a me notaio CARLO MISOMALO : Carollo Guglielmo, Castegnaro Michele, Caldonazzo Domenico, Mantese don Gildo, Pillon Albino, Grotto suor Elda, Rossetto Teresa, che con il presente atto danno vita ad un’associazione denominata “Scuola Materna S. S. Angeli Custodi”, che sarà retta secondo le norme di Legge e quelle previste dallo statuto allegato. Attualmente la scuola materna continua ad essere retta da tale associazione e da relativo regolamento come nel 1974.

Fonti:
Archivio Parrocchiale di Brendola
Archivio Comunale di Brendola
Giubileo Parrocchiale, Tipografia Commerciale ed., 1937
La scuola Italiana dal 1871 ai nostri giorni, Editori Riuniti, 1958